I cambiamenti climatici influiscono nel paesaggio Alpino?

I cambiamenti climatici influiscono nel paesaggio alpino?


Ogni giorno si sentono sempre più notizie riguardanti i cambiamenti climatici causati dall'inquinamento e dal riscaldamento globale e come,  in particolar modo, questi influiscano nell'ambiente circostante e nella nostra vita di tutti i giorni.
Ma nell'ambiente montano, alpino, come influiscono questi cambiamenti? Che problematiche posso causare? E noi, nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa per fermare quest'inarrestabile danno?
L'Arpav, l'Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto, sta raccogliendo e analizzando dei dati dal 1956 in particolare nelle zone dolomitiche e lo studio del clima in questo periodo ha evidenziato degli aspetti che possono farci suonare dei campanelli d'allarme.

Quattro sono gli aspetti che risaltano da questo studio, che forse l'uno è la conseguenza dell'altro.
Prima fra tutti, la cosa che risalta di più è l'innalzamento delle temperature di circa 1-2 gradi rispetto a 50 fa, in particolar modo per le temperature massime in estate e inverno.
Secondo,  la diminuzione delle precipitazioni invernali
Terzo, l'innalzamento delle temperature, in particolare delle temperature massime in inverno, e la diminuzione delle precipitazioni sempre in inverno hanno avuto come conseguenza una diminuzione dell'altezza e della durata del manto nevoso.
Infine, tutto questo ha portato a una drastica riduzione areale e di massa dei piccoli ghiacciai e dei glacionevati portando alla scomparsa di alcuni di essi, come il ghiacciaio Cristallino sull'Antelao orientale o come il ghiacciaio della Fradusta  che si è ridotto dell'80 per cento.



L'immagine emblematica di questa crisi è sicuramente il ghiacciaio della Marmolada, che nell'ultimi cento anni ha avuto un arretramento di più di 400 metri in termini di quota.
Ma questo cosa comporta? Al di là del semplice aspetto paesaggistico, ci sono altri due aspetti che devono essere tenuti conto.  Il primo è una modifica nelle risorse idriche dato che i ghiacciai assolvono un importante funzione di volano accumulando le masse d'acqua e proprio per tale motivo lo stato dovrebbe avere un occhio di riguardo a questo problema ambientale. Il secondo aspetto che fa preoccupare è quello legato alle frane, aumentate notevolmente nell'ultimi anni. Infatti molti ritengono che  la principale conseguenza di questi crolli è la fusione del permafrost contenuto e infiltrato dentro la montagna, che per anni ha mantenuto gli strati di roccia solidi, causata da estati prolungate e inverni troppo miti. Molti geologi però si distaccano da questa teoria affermando che la storia del permafrost è del tutto infondata e che i cambiamenti climatici non c'entrano assolutamente niente con queste frane bensì le montagne cascano perché sono sempre cascate. Le montagne, in particolare le Dolomiti sono sempre venute giù ed è proprio il loro crollo che è avvenuto nel corso dei secoli che le rende così particolari. Lo dimostrano i ghiaioni e i grandi blocchi che ci sono alla base di tutti i gruppi dolomitici. Un altro esempio è il lago di Alleghe, che è il risultato di uno sbarramento causato da una grande frana nel settecento. Anche le Tre Cime di Lavaredo crolleranno prima o poi, e sono fatte così proprio perché sono già crollate ripetutamente. Affermano sempre che adesso l'osservazione di crolli è aumentata grazie all'innovazione nella tecnologia, dove basta semplicemente uno smartphone per poter filmare una frana, cosa che prima magari dava meno nell'occhio.

Oltre al paesaggio che cambia un altro aspetto da tener sott'occhio e da non sottovalutare è il fragile equilibrio tra flora e fauna nell'ambiente alpino. Purtroppo fino ad ora ci sono stati pochi studi che trattano questi argomenti, ma quello che è emerso è che piante, farfalle, uccelli e mammiferi d'alta quota corrono il rischio di ridursi drasticamente a causa del cambiamento climatico. In particolare sono stati rilevati spostamenti verso latitudini e longitudini superiori e mentre i cambiamenti fenologici riguardano ad esempio l'anticipo del periodo di fioritura di molte specie vegetali. Alcuni effetti sono già evidenti, come la scomparsa di diverse specie animali dai gruppi montuosi prealpini più bassi e quindi più "caldi" a favore di altitudini più alte preferendo climi più freddi. Oltre a tutto ciò anche le attività umane contribuiscono ad aggravare la situazione. Se da un lato la cessazione di alcune attività come la pastorizia d'alta quota sta causando la scomparsa di ambienti aperti che sono invasi da vegetazione arbustiva e arborea dall'altro lato a causa della diminuzione delle nevicate e della durata del manto nevoso vige la minaccia di nuove piste da sci. Infatti numerosi impianti localizzati a quote relativamente basse sono stati recentemente abbandonati a favore di nuovi impianti ad altitudini maggiori aumentando il rischio di invadere e danneggiare l'habitat naturale di alcune specie animali. 
Una cosa per fortuna è rimasta ancora intatta nell'ambiente montano: l'aria. Infatti a Passo San Pellegrino, per l'esattezza sul col Margherita, è installata una stazione meteorologica dove gli scienziati del CNR e dell'università Ca' Foscari di Venezia stanno studiando la composizione chimica dell'atmosfera dal 2011 e i loro studi hanno riscontrato che lì si respira un aria purissima, pari a quella che si trova negli ambienti più remoti e incontaminati come l'Antartide o la Groenlandia.

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