Come si calcolano i tempi sui cartelli dei sentieri
Come si calcolano i tempi sui cartelli dei sentieri
Come si calcolano i tempi di percorrenza sui cartelli dei sentieri: il metodo CAI, perché sono al netto delle soste e come usarli senza sorprese.
Ti è mai capitato di leggere su un cartello "Rifugio — 2h 30" e di chiederti se ce l'avresti fatta in quel tempo? E magari, a fine giornata, di esserci arrivato molto dopo… o molto prima? Quei numeri sui cartelli dei sentieri non sono messi a caso: dietro c'è un metodo preciso, lo stesso in tutta Italia. Conoscerlo non è solo curiosità — è una piccola questione di sicurezza, perché ti aiuta a capire quanto durerà davvero la tua escursione e a non farti sorprendere dal buio.
In questo articolo ti spiego come si calcolano i tempi di percorrenza indicati sui cartelli, perché a volte sembrano "sbagliati" e come usarli al meglio.
La cosa più importante: sono tempi "al netto delle soste"
È il fraintendimento numero uno. I tempi sui cartelli sono tempi effettivi di cammino: si riferiscono al solo camminare, senza contare le pause. Niente sosta foto, niente pranzo al rifugio, niente riposo a guardare il panorama. Sono inoltre calcolati su un escursionista mediamente allenato, che tiene un passo costante.
Ecco perché tanti hanno la sensazione di "non stare mai nei tempi": non è che tu sia lento, è che il cartello non conteggia i venti minuti passati a fotografare le marmotte o l'ora del pranzo. Regola pratica: a fine conto, per una gita reale, aggiungi almeno un 20% per le soste (o 5-10 minuti ogni ora di cammino), più le pause lunghe.
Il metodo di calcolo del CAI
Il modello usato per la segnaletica italiana (descritto nel Quaderno di Escursionismo del CAI, che riprende il diagramma svizzero Pro Sentieri) parte da alcune velocità medie di riferimento:
- In piano: circa 4 km all'ora.
- In salita: circa 300 metri di dislivello positivo all'ora.
- In discesa: circa 500 metri di dislivello all'ora.
Un dettaglio interessante: oltre i 2.800-3.000 metri, con l'aria più rarefatta, questi valori calano (circa 250-300 m/ora in salita e 400-450 in discesa).
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Non si sommano e basta: la regola del "maggiore più metà del minore"
Qui sta il trucco che quasi nessuno conosce. Il tempo per la distanza orizzontale e quello per il dislivello non vanno semplicemente sommati. Si calcolano separatamente, poi si prende per intero il tempo maggiore e si aggiunge solo la metà del minore. Il motivo è intuitivo: quando sali ripido copri poca distanza orizzontale, e viceversa, quindi i due "sforzi" non si sommano mai del tutto.
Un esempio pratico
Prendiamo un'escursione di 8 km con 600 metri di dislivello in salita e altrettanti in discesa:
- Tempo per la distanza: 8 km ÷ 4 km/h = 2 ore.
- Tempo per il dislivello: (600 ÷ 300 in salita) + (600 ÷ 500 in discesa) = 2 + 1,2 = 3,2 ore.
- Il maggiore è 3,2 ore; del minore (2 ore) prendo la metà, cioè 1 ora.
- Tempo netto = 3,2 + 1 = circa 4 ore e 10 minuti.
A cui, per la gita vera, aggiungerai le soste. Ecco spiegato come nasce quel numero sul cartello.
La scorciatoia dei "chilometri equivalenti"
Se i calcoli ti fanno venire il mal di testa, c'è un metodo più rapido e sorprendentemente efficace: trasforma il dislivello in chilometri "equivalenti", contando circa 100 metri di dislivello come 1 km in piano. Sommi i km equivalenti a quelli reali e dividi per 4 km/h. Esempio: 10 km reali + 800 m di dislivello (= 8 km equivalenti) fanno 18 km, che a 4 km/h danno circa 4 ore e mezza. Meno preciso, ma velocissimo da fare a mente.
Perché il tuo tempo reale può essere diverso
Il cartello descrive un escursionista "medio" in condizioni ideali. Nella realtà, molti fattori cambiano le carte in tavola:
- Allenamento e passo personale: c'è chi va sistematicamente più veloce e chi più lento del cartello.
- Il terreno: un sentiero facile e battuto è ben diverso da pietraie, radici, fango o neve.
- Il meteo e la quota: caldo, vento e alta quota rallentano.
- Il peso dello zaino e, soprattutto, il gruppo: si va al ritmo del più lento, e più si è numerosi più si perde tempo.
Il consiglio: trova il tuo "coefficiente" personale
Il modo migliore di usare i cartelli è tararli su di te. Dopo qualche uscita, confronta il tuo tempo effettivo (soste escluse) con quello indicato: scoprirai di essere, per esempio, il 10% più veloce o il 15% più lento del cartello. Da lì in poi ti basterà applicare quel coefficiente a ogni indicazione per avere una stima cucita sulle tue gambe.
E ricorda: il cartello è un riferimento, non un vangelo. Prima di partire pianifica sempre l'escursione anche con la cartina o con un'app, e leggi i miei 10 consigli per organizzare un'escursione.
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Domande frequenti
E tu, di solito arrivi prima o dopo il tempo indicato sui cartelli? Raccontamelo nei commenti!
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