Overtourism nelle Dolomiti: cosa sta succedendo e come comportarsi
Overtourism nelle Dolomiti: cosa sta succedendo e come comportarsi
L'overtourism nelle Dolomiti è un problema reale. Scopri cosa sta succedendo, quali mete sono più colpite e come visitarle in modo responsabile senza rinunciare alla bellezza.
Agosto, Lago di Braies, ore 7:30 di mattina. Il parcheggio è già pieno. Le navette scaricano centinaia di turisti ogni quindici minuti. La sponda del lago è così affollata che la fotografia classica — l'acqua turchese con le Dolomiti sullo sfondo — richiede di aspettare che la fila si muova. Un turnello regolamenta l'accesso al pontile in legno.
Non sto descrivendo una scena distopica. Sto descrivendo una mattina qualsiasi di agosto sulle Dolomiti nel 2026.
L'overtourism nelle Dolomiti è un problema reale, che cresce ogni anno e che riguarda tutti noi che le amiamo. In questo post non voglio fare la morale a nessuno — ci vado anch'io. Ma voglio fare chiarezza su cosa sta succedendo e su come possiamo comportarci in modo da non peggiorare le cose.
I numeri del problema
Le Dolomiti sono state riconosciute Patrimonio dell'Umanità UNESCO nel 2009. Da allora i visitatori sono cresciuti in modo esponenziale. Alcune cifre:
- Il Lago di Braies riceve oggi oltre 1 milione di visitatori l'anno — un numero che la piccola conca non è strutturalmente in grado di sostenere
- Le Tre Cime di Lavaredo sono diventate la seconda meta naturale più fotografata su Instagram in Europa
- Alcuni comuni delle Dolomiti hanno visto il numero di presenze turistiche triplicare nell'arco di dieci anni
- La Strada delle Dolomiti registra in estate picchi di traffico che causano code chilometriche ai passi
Il risultato è visibile: erosione dei sentieri, spazzatura sui percorsi, fauna selvatica disturbata, prezzi alle stelle, rifugi che fanno liste d'attesa settimane prima, parcheggi trasformati in business speculativi.
Le mete più colpite
Non tutta la catena dolomitica è ugualmente coinvolta. Le mete più sotto pressione sono:
Lago di Braies — il caso più estremo. Oggi l'accesso è regolamentato con navette obbligatorie e parcheggio a pagamento. Il pontile ha un tornello. Non è più possibile arrivarci in auto autonomamente nei mesi di luglio e agosto.
Tre Cime di Lavaredo — parcheggio al Rifugio Auronzo a pagamento (fino a 30 € in alta stagione), sentiero dell'anello preso d'assalto da mattina a sera.
Alpe di Siusi — traffico limitato dalle 9 alle 17, ma le strade di accesso sono comunque congestionate.
Rifugio Locatelli — code per il pranzo, prenotazioni esaurite settimane prima per il pernottamento.
Passo Gardena e Passo Sella — parcheggi saturi, code ai passi, turismo di transito che genera traffico senza produrre benefici per le comunità locali.
Cosa fanno le istituzioni
Le risposte istituzionali sono ancora parziali e spesso insufficienti, ma qualcosa si muove:
- Lago di Braies: navette obbligatorie e accesso regolamentato in alta stagione
- Alpe di Siusi: traffico limitato orario da anni — uno dei modelli più efficaci
- Cortina d'Ampezzo: proposta di ZTL ai passi nei weekend di agosto
- Regolamento DOLOMITI UNESCO: le nove aree tutelate hanno piani di gestione che cercano di bilanciare accesso e conservazione, con risultati però molto disomogenei
La verità è che il turismo genera ricchezza, e nessuna amministrazione locale è disposta a tagliarlo drasticamente. La soluzione è quindi soprattutto distribuire meglio i flussi — geograficamente e temporalmente.
Come comportarsi: 10 regole pratiche
Non voglio dire "non andare alle Tre Cime". Ci vado anch'io, e sarebbe ipocrita. Ma ci sono comportamenti che fanno la differenza:
1. Vai fuori stagione. Giugno e settembre hanno lo stesso paesaggio di agosto con un terzo delle persone. I rifugi sono aperti, i sentieri sono liberi, i prezzi sono più bassi.
2. Parti presto. Alle Tre Cime alle 6:30 c'è silenzio. Alle 10:30 c'è la coda. Non è una metafora.
3. Esplora le mete alternative. Per ogni meta famosa esiste una alternativa altrettanto bella e quasi deserta: Lago di Dobbiaco invece del Lago di Braies, Val Fiscalina invece delle Tre Cime, Val Duron invece della Valle del Vajolet. (Post dedicato: Dolomiti meno conosciute)
4. Usa i mezzi pubblici dove possibile. Treni, autobus e navette riducono il traffico automobilistico e spesso ti portano a destinazione più comodamente.
5. Pernotta in montagna. Chi dorme in rifugio o in paese distribuisce la sua presenza nell'arco di più giorni e porta più beneficio economico alle comunità locali rispetto a chi arriva alle 10, fa il giro e riparte alle 14.
6. Non lasciare rifiuti. Sembra ovvio. Non lo è — i rifiuti sui sentieri sono ancora un problema reale.
7. Rimani sul sentiero. Camminare fuori dal sentiero segnato erode la vegetazione alpina e disturba la fauna. I prati d'alta quota impiegano anni a rigenerarsi.
8. Non alimentare la fauna selvatica. Le marmotte che accettano il pane dei turisti cambiano comportamento e perdono le istintività naturali. Non farlo, per quanto sia tentante.
9. Rispetta il silenzio. La musica dagli altoparlanti bluetooth, le voci altissime, i bambini lasciati correre ovunque: in montagna il silenzio è un valore. Proteggilo.
10. Parla bene delle mete alternative. Il passaparola funziona. Se pubblichi una foto del Lago di Braies su Instagram contribuisci al problema; se pubblichi una foto del Lago del Lagazuoi contribuisci alla soluzione.
Il paradosso di chi ama la montagna
C'è un paradosso al centro di tutto questo: chi ama le Dolomiti contribuisce, con la sua presenza, al loro deterioramento. Io compreso, tu compreso.
Non è una colpa — è una contraddizione strutturale del turismo naturalistico. L'unica risposta sensata non è smettere di andare, ma andare in modo diverso: con più consapevolezza, più rispetto, più curiosità per i luoghi meno conosciuti.
Le Dolomiti sono abbastanza grandi da contenerci tutti — ma solo se smettessimo di concentrarci tutti negli stessi dieci posti.
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Cosa pensi dell'overtourism nelle Dolomiti? Hai già cambiato qualcosa nel tuo modo di visitarle? Scrivilo nei commenti — è un tema su cui vale la pena confrontarsi.
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