Il primo ghiaccio: come capire se un sentiero è ancora percorribile

 Il primo ghiaccio: come capire se un sentiero è ancora percorribile

A ottobre un versante nord a 900 metri sta peggio di un sud a 1.600. Come capire se un sentiero è ancora percorribile: fondi, orari e cosa mettere nello zaino.



C'è un momento dell'anno in cui le escursioni smettono di essere una questione di gambe e diventano una questione di ombra.

Succede adesso. Tra fine settembre e novembre il sole si abbassa, le notti scendono sotto zero anche a mille metri, e la montagna si divide in due: la parte che il sole la prende e quella che non la prende più. Sullo stesso sentiero, nello stesso pomeriggio, puoi passare da terra asciutta a una lastra di ghiaccio nel giro di cinquanta metri.

Quasi tutti gli incidenti banali di questa stagione nascono lì. Non su una cresta esposta: su un tornante in ombra a quota 900, con le scarpe giuste e nessuna intenzione di fare niente di difficile.

L'ombra conta più della quota

È il concetto che cambia tutto, e va contro l'istinto.

A ottobre, un versante sud a 1.600 metri è quasi sempre in condizioni migliori di un versante nord a 900. Il sole basso non arriva mai davvero sui versanti settentrionali: la brina notturna non asciuga, si accumula giorno dopo giorno, e quello che di mattina sembra fango di sera è ghiaccio vetrato.

Quindi la domanda giusta non è "quanto è alto", ma "dove guarda". Prima di partire apri la mappa e guarda in che direzione è orientato il tratto in salita. Se è nord o nordest, e nelle ultime notti è gelato, aspettati fondo duro all'andata e fondo viscido al ritorno.

Il caso peggiore è il versante nord in mezzo al bosco: niente sole, niente vento, foglie bagnate sopra il ghiaccio. Le foglie sono la parte cattiva, perché nascondono quello che c'è sotto.

I quattro fondi che ti fanno scivolare

Non è tutto uguale, e riconoscerli serve.

Foglie bagnate su pietra. Il fondo più subdolo dell'autunno. Sembra morbido, non lo è. Sotto uno strato di faggio marcio c'è spesso roccia liscia o radice, e il piede parte di lato senza preavviso. Peggiora nei giorni dopo la pioggia, non durante.

Selciato e gradini. Le mulattiere antiche, le scalinate, i tratti lastricati: asciutti sono comodi, bagnati o ghiacciati sono una discesa obbligata. Pensa a dove hai i 4444 gradini della Calà del Sasso o alla scalinata selciata dell'anello di Cismon, Col dei Prai e Val Goccia: sono percorsi bellissimi in questa stagione e vanno affrontati con la testa sul fondo, non sul panorama.

Roccia bagnata. Alcune rocce diventano saponette. A Rocca Pendice, sui Colli Euganei, la tracheite dopo la pioggia è micidiale e la zona resta fangosa per giorni.

Gallerie e tratti coperti. Dentro una galleria non arriva mai il sole, quindi non asciuga mai. Le gallerie del monte Cengio hanno il fondo umido tutto l'anno, e in inverno in alcuni punti ghiaccia. Vale anche per i tratti sotto parete e per i sentieri accanto ai torrenti, come la via dell'acqua a Cison o la valle del Mis verso i Cadini del Brenton: l'umidità costante tiene tutto scivoloso anche quando in giro è asciutto.

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Le tre domande da farsi la sera prima

Non serve un bollettino nivologico per un'escursione a 1.200 metri. Servono tre risposte.

Ha gelato stanotte? Guarda la minima prevista alla quota di partenza e togli sei gradi ogni mille metri di dislivello che farai. Se parti a 500 metri con tre gradi e sali a 1.500, lassù la notte è andata sotto zero. Quello che trovi in alto non è quello che vedi dal parcheggio.

Ha piovuto negli ultimi tre giorni? Se sì, il fondo in ombra non è asciutto. Il sole di ottobre non ha la forza di asciugare un versante nord in una giornata.

A che ora torno? È la domanda che la gente salta. A fine ottobre il sole cala verso le cinque, a fine novembre prima delle cinque, e l'ultima ora di luce in un bosco esposto a nord è già buia. Se hai un dubbio sui tempi, parti un'ora prima invece di sperare di andare più veloce.

Cosa cambia nello zaino

Poca roba, ma cambia davvero.

Un paio di ramponcini leggeri — quelli a catenella, da mettere sulla scarpa — pesano trecento grammi e risolvono i tratti gelati. Non servono per fare cose difficili: servono per non dover tornare indietro su un traverso in ombra. 

I bastoncini, che d'estate molti lasciano a casa, in questa stagione valgono il doppio. Su foglie e fondo viscido sono due appoggi in più.

La frontale, anche per una gita di mezza giornata. Non perché prevedi di fare tardi, ma perché una sosta lunga e un rientro rallentato dal fondo bastano a mangiarsi l'ultima luce.

E l'acqua per tutto il giorno: le malghe chiudono, e molte fontane vengono staccate a ottobre per evitare che gelino le tubature.

Il tratto che decide la giornata

Un'ultima cosa, che è poi la più utile.

Su quasi ogni itinerario esiste un solo passaggio che decide se la giornata funziona: un traverso, una discesa ripida in ombra, un tratto di selciato, una cengia. Tutto il resto è cammino normale. Prima di partire, individua quel punto — di solito lo riconosci dalla descrizione, è quello dove l'autore scrive "attenzione se bagnato".

Se hai il dubbio che quel punto sia gelato, hai due opzioni ragionevoli: portarti i ramponcini, o scegliere un itinerario su versante sud e tenere quello per marzo.

La terza opzione, andare e vedere, funziona quasi sempre. È il quasi che fa i guai.


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Commenti

Più su del previsto

Luca Mattiello Luca Mattiello autore di Volpi del Vajolet

Ho scritto un libro — e non è una guida.

Se sei arrivato fin qui a leggere, forse il mio modo di raccontare la montagna ti piace. Dopo dieci anni e più di 300 escursioni raccontate su questo blog, ho messo insieme Più su del previsto: 34 racconti brevi su come sono cambiate le nostre montagne — e su come siamo cambiati noi che ci andiamo.

Il primo capitolo lo puoi leggere qui, gratis e per intero. Se ti strappa un sorriso, sai dove trovare gli altri trentatré.

— Luca

Volpi del Vajolet — online dal 2016

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