Le mie prime 8 vie ferrate!

Le mie prime 8 vie ferrate!



E' uscito "Alla scoperta ai rifugi delle Dolomiti" stupenda guida targata Volpi del Vajolet per scoprire i rifugi più belli delle Dolomiti con la possibilità di inserire il timbro del rifugio!!! 

Acquistala subito su Amazon sul link qui sotto:


.

Dopo diversi anni di camminate per i vari sentieri delle Dolomiti e nelle montagne di casa la voglia di percorrere una via ferrata era tanta, l'idea spingersi in nuovi posti che potevano regalare forti emozioni non si faceva mancare. Percorrere sentieri esposti ed aerei dai panorami unici e divertendosi  arrampicando era una cosa che assolutamente volevo cominciare a fare.(in fondo trovi tutti i link per le escursioni nel dettaglio) Così a fine estate 2017 comprai il mio set da ferrata della CT Climbing su Amazon, visto la differenza di prezzo con il negozio (QUI LINK) e come prime ferrate per prendere un po' di mano decidemmo di fare la Rio Sallagoni di Castel Drena e la Ferrata Colodri, tutte e due sul lago di Garda.  



Era fine Agosto, e faceva molto caldo, Le due ferrate sono per lo più dei sentieri attrezzati, quindi relativamente semplici. Percorsa tutta la valsugana scendemmo fino a Dro da Trento e ci dirigemmo verso l'inizio di questa ferrata. Il paesaggio che circonda l'Alto Garda e la valle del Sarca è davvero confortevole e appagante per gli occhi, si è circondati da vigneti, ulivi e vecchie rocche. Imbragati e messo il caschetto iniziammo a risalire il canyon che il torrente Rio Sallagoni formò nei secoli e arrampicandoci tra le pareti con l'aiuto di gradoni in ferro e varie pedivelle superammo questo primo tratto di sentiero fino raggiungere il primo ponte tibetano: una camminata su una corda in acciaio sospesa nel vuoto. Superato questo tratto si continua a salire alternando alcuni tratti attrezzati e non, fino a raggiungere un secondo ponte tibetano, più corto del primo ma sempre emozionante. Ormai eravamo anche al termine di questa prima esperienza, raggiunto infatti le pendici del castello di Drena finimmo il percorso, non troppo stanchi e con la voglia di fare ancora un itinerario. Era presto, per mezzogiorno eravamo già tornati alla macchina, la ferrata Rio Sallagoni era abbastanza corta, così nella stessa giornata decidemmo di fare anche il sentiero attrezzato che porta alla cima del Monte dei Colodri ad Arco. Un panino al volo e via, ci dirigemmo ad Arco per una nuova esperienza. Parcheggiato la macchina nei pressi della piscina comunale ci incamminammo per raggiungere l'attacco. La ferrata Colodri è molto semplice, un sentiero abbastanza largo, un po' esposto ma relativamente facile. Lungo il tragitto infatti trovammo diversi gruppi con bambini e addirittura delle persone che salivano senza imbrago, cosa ovviamente che sconsiglio vivamente. Nonostante la semplicità e il poco dislivello di questa ferrata arrivati alla fine ero abbastanza stanco, complice il caldo torrido di una giornata di sole di fine Agosto e il fatto di aver fatto al mattino la rio Sallagoni, ma aver percorso anche questo sentiero ripaga di ogni fatica. Dalla croce di cima dei Colodri si riesce ad ammirare il Lago di Garda e tutta la vallata, davvero un panorama stupendo. Stanchi ma felici rientrammo ad Arco camminando sempre tra ulivi e con panorami dove la rocca di Arco fa da padrone. 



La terza via ferrata che volevamo fare era il sentiero attrezzato "Pierino della Zuanna", o meglio, era un sentiero che volevo fare indipendentemente che fosse una una ferrata o meno, semplicemente per  vedere i bellissimi scorci che si aprono sulla Val Brenta. Trovare informazioni per questo itinerario non è stato semplice, su internet ci sono pochi siti che lo spiegano nel dettaglio e quindi non si capiva bene se il set da ferrata fosse necessario o meno, per sicurezza ce lo siamo portati dietro. Il sentiero si sviluppa nel monte Pubel, sotto il comune di Valstagna. Raggiunto il paese ci dirigemmo verso la vecchia strada che sale a Foza nell'altopiano di Asiago per poi lasciare la macchina nel primo tornante dove partono diversi sentiero come i famosi 4444 gradini della Cala del Sasso. Scesi dalla macchina non abbiamo avuto nessuna difficoltà a trovare il sentiero in quanto è ben segnato. Era una giornata calda d'aprile e la forte pendenza del primo tratto faceva già affaticare. Senza mollare salimmo lungo il sentiero e ammirando dall'alto la strada tortuosa che sale a Foza. Quest'escursione è stata davvero una sorpresa per via delle scenario che è completamente immerso nel verde della Val Brenta. Dopo circa due ore di camminata arrivammo alle prime roccaforti risalenti alla Prima Guerra Mondiale per poi giungere al cartello con le indicazioni per imbragarsi. Il tratto attrezzato rispetto a l'interno percorso è molto breve e onestamente avremmo potuto percorrerlo anche senza set da ferrata, è un po' esposto ma con nessun punto critico. Una cosa che invece ritengo indispensabile è il caschetto, vari escursionisti che erano prima di noi visto il terreno un po sconnesso facevano volare giù delle scariche di sassi che per precauzione è meglio essere protetti. Comunque alla fine di questo tratto attrezzato siamo giunti alla famosa panchina del generale, una panchina posizionata in un punto davvero panoramico sulla val Brenta che lascia a bocca aperta, proprio dove volevo arrivare.

A maggio decidemmo di ritornare sul lago di Garda, stavolta però per fare qualcosa di un po' più serio: la via ferrata Susatti che porta a Cima Capi. Arrivati a Riva del Garda abbiamo seguito le indicazioni per la val di Ledro e parcheggiato al paese di Biacesa di Ledro ci incamminammo per il sentiero sempre ben segnato. Fin da subito il panorama è superlativo: spazia da viste splendide sul lago di Garda fino al gruppo del Monte Baldo. Senza aspettarci diversamente trovammo davvero molta gente lungo l'itinerario, da stare spesso fermi in sosta lungo la ferrata. D'altronde con panorami di questo livello e percorsi così entusiasmanti da fare non poteva che essere diversamente. A differenza dei primi tre percorsi attrezzati che abbiamo affrontato siamo saliti di livello e ci siamo trovati all'altezza, superando senza problemi i vari passaggi divertendoci molto. Da cima capi è inutile ripete che il panorama è fantastico, sul lago e sulla bellissima val di Ledro: una gran soddisfazione aver raggiunto anche questa vetta.

A luglio ci aspettava un gran itinerario, programmato già da tempo, "l'Alta via Bepi Zac". Così partimmo verso il passo San Pellegrino, era una giornata davvero spettacolare, cielo terso con ottima visibilità, un buon sole che scaldava e la quantità di nuvole al punto giusto per dare del movimento al tutto. Lasciata la macchina al passo partimmo decisi per il rifugio Passo Le Selle e in due ore buone lo raggiungemmo. Dal rifugio seguimmo le indicazione per l'alta via fino ad arrivare al punto dove imbragarsi. l'Alta via Bepi Zac è un sentiero attrezzato, relativamente semplice, la sua caratteristica principale è che percorre vari appostamenti e trincee della prima Guerra Mondiali con vari reperti e rifugi ancora intatti rendendo il percorso un vero e proprio museo a cielo aperto. Inoltre il tutto è contornato da un paesaggio da favola, se il panorama al passo San Pellegrino è lodevole arrivati alle prime creste dell'alta via si rimane veramente a bocca aperta ammirando tra i gruppi più belle delle Dolomiti come il Sella, il Sassolungo, Il Civetta, La Marmolada fino alle Pale di San Martino. A mezzogiorno arrivammo a cima Campagnaccia esattamente a metà percorso facendo una pausa con un panino. Da qui si poteva scendere al passo ma decidemmo di proseguire lungo le creste della Catena del Costabella, scelta davvero azzeccata visti i diversi passaggi affrontati lungo le gallerie di guerra e alle varie scale appostate per superare i passaggi più difficoltosi. Dopo circa 6-7 ore dalla partenza rientrammo alla macchina parecchio stanchi visto la lunghezza del percorso ma totalmente appagati dalla magicità del luogo.


Due settimane dopo aver percorso l'Alta via Bepi Zac decidemmo di alzare ulteriormente l'asticella percorrendo una via ferrata vera e propria, la ferrata della Memoria sulla diga del Vajont! Questa ferrata è sconsigliata percorrerla a luglio dato che è esposta al sole e si trova a basse altitudine ma la settimana prima aveva no fatto diversi acquazzoni abbassando un po' le afose temperature, così approfittammo della finestra temporale per fare questa ferrata. Lasciata l'auto al parcheggio lungo la statale che sale ad Erto da Longarone ci imbragammo subito dato che la ferrata inizia praticamente subito. Ci inoltrammo lungo il sentiero che inizialmente si sviluppa dentro a delle gallerie di scolo dell'acqua dove aver già indossato il caschetto è stata un ottima mossa per non sbattere la testa. La prima parte di questa ferrata si percorre in maniera orizzontale una cengia esposta, facile da superare e che ti fa credere che in realtà la ferrata non è poi così impegnativa ma arrivati al punto in cui si comincia a salire in verticale ci si ricrede subito dalla davvero elevata esposizione e ad alcuni passaggi in cui ci si ferma un attimo a pensare a come superarli. Davvero emozionante. Arrivati a vedere la diga non si può che rimanere sbalorditi da tale capolavoro di ingegneria ma allo stesso tempo capolavoro di morte e non si può fare altro che meditare sull'accaduto e ricordare di rispettare sempre la natura. Arrivati alla fine di questa ferrata siamo scesi alla diga per poi rientrare lungo la strada e infine scendendo per un sentiero che taglia direttamente al parcheggio. Lungo la discesa inoltre abbiamo trovato un gruppo del soccorso alpino che si stava calando dalla strada per recuperare qualche escursionista che si è bloccato lungo la ferrata, non prendetela alla leggera.

Per concludere in bellezza questa scia di ferrate a fine luglio decidemmo di salire alla cima della Roda di Vael, tornando nella nostra amata val di Fassa. Anche qui la giornata era strepitosa, partimmo molto presto e per le 8 eravamo già in valle, da qui salimmo al passo Costalunga e lasciammo la macchina al parcheggio della seggiovia del rifugio Paolina. La prendemmo per togliere un po' di dislivello all'escursione e ci dirigemmo verso il passo del Vajolon ammirando il gruppo dolomitico del Latemar. Qui ci imbragammo e cominciammo a salire per la cresta che porta alla cima della Roda di Vael. La ferrata la trovammo relativamente semplice senza nessun passaggio complicato o particolarmente esposto ma il paesaggio era senza dubbio da 10, in pieno ambiente dolomitico. Dopo aver camminato lungo le creste della Roda di Vael arrivammo alla sua croce conquistando anche questa vetta. Anche qui in ferrata c'era davvero tanta gente e la quantità di gente a volte può essere pericoloso perchè si rischia sempre di smuovere diversi sassi. Arrivati alla cima, la ferrata non è finita, c'è un altro tratto, il più esposto che porta al rifugio Roda di Vael, ma anche questo superabile senza problemi. Arrivati al rifugio era una giornata in cui c'erano i suoni delle Dolomiti, manifestazioni che non trovo molto piacevoli perchè secondo me portano lungo i sentieri masse troppo grandi di turisti e quando c'è troppa gente viene perso un po' di quello che uno cerca in montagna, il silenzio, la quiete e il rispetto per la natura. Quando andate in montagna ricordatevi sempre di rispettare la natura.


Infine, per caso, venimmo a sapere che fu aperto una nuova ferrata in val Vanoi, una ferrata didattica per la precisione, la ferrata val di Scala a Canal San Bovo. Così in un pomeriggio che ci trovavamo nei paraggi decidemmo di percorrerla, la ferrata è molto breve e in un'ora e mezza si va e si torna. Parcheggiata la macchina al parcheggio ci imbragammo subito e iniziammo a salire i gradoni metallici che portano ad un primo ponte tibetano abbastanza esposto. Superato anche questo ci si trova a vari gradoni che salgono verticalmente la parete di roccia per ben 70 metri, molto divertente. A detta di ciò comunque la ferrata è molto semplice, viene definita appunto didattica, ideale per imparare a prendere mano con l'imbrago e i moschettoni.

Le mie prime 8 ferrate:

Commenti

Post più popolari